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Manuale di Alimentazione Transculturale

Manuale di alimentazione - copertina

Morrone A., Scardella P., Piombo L.
Manuale di Alimentazione Transculturale
Gruppo Editoriale Editeam
Marzo 2010

Presentazione del libro

Il testo proposto vuole essere un contributo alla conoscenza delle tematiche relative all’alimentazione nelle diverse culture, sia da un punto di vista biologico che antropologico-culturale.
L’alimentazione transculturale, oggi di grande attualità nel nuovo panorama sociale del nostro Paese come di molti altri Paesi occidentali, richiede approfondimenti e riflessioni che devono necessariamente coinvolgere medici, biologi, antropologi, psicologi, insegnanti e tutte le categorie professionali che a vario titolo operano nel campo dell’educazione alimentare e della cura e accoglienza delle persone immigrate.
Qualunque siano le motivazioni che spingono un individuo ad abbandonare il Paese di origine, i propri affetti, la propria posizione o ruolo sociale, il processo migratorio è sempre qualcosa di traumatico, dovuto alla privazione da tutto quello che, fino al momento della partenza, veniva considerato il proprio “universo culturale”.

Tra tutte le componenti che accrescono le difficoltà di adattamento, una posizione fondamentale è occupata dalle differenze nelle abitudini alimentari tra il Paese d’origine ed il Paese ospitante. Il cambiamento più immediato ed evidente tra quelli indotti dal processo migratorio è senz’altro quello alimentare ed i “sapori di casa” costituiscono una eredità culturale pregnante che contribuisce a livello personale, intimo ad accrescere il ricordo e ad attutire l’inesorabile cambiamento dell’esistenza in atto.
Il cibo si comporta, quindi, come un vero e proprio strumento di riappropriazione d’identità, nel momento in cui questa venga a mancare: è il ponte verso la terra di origine, verso i propri affetti ed i propri luoghi. Inoltre, nei Paesi di accoglienza, si assiste sempre più frequentemente alle cosiddette “patologie da importazione”, cioè quelle malattie assenti o attualmente poco diffuse in Italia, ma frequenti nei Paesi d’origine e, successivamente, alle “patologie da adattamento” legate al particolare significato che l’esperienza della migrazione assume nella vita di una persona. Tale esperienza è talmente importante che in letteratura si parla di “shock culturale” che può dare esito a vere e proprie malattie psico-somatiche e/o a condizioni patologiche dovute alla transizione tra cultura, stili di vita e abitudini alimentari diverse.
Pur tenendo presente che la popolazione immigrata è tendenzialmente sana, sia in relazione all’età (si tratta soprattutto di giovani adulti), che per una sorta di selezione naturale dei soggetti in migliori condizioni psico-fisiche per l’esperienza migratoria (“effetto migrante sano”), le persone immigrate possono essere esposte a rischio di malnutrizione, definita “acuta” in seguito a viaggi lunghi ed estremamente disagiati o “cronica” dovuta ad un basso livello di reddito che rende difficile un’alimentazione quotidiana variata ed equilibrata. Inoltre, l’ambiente-alimentazione esercita, come è noto, una sensibile influenza sull’equilibrio psico-fisico del soggetto immigrato e molti studi hanno dimostrato come malnutrizione e/o denutrizione, unite a stress psicologico e povertà possono talvolta portare ad un abbassamento delle difese immunitarie.

Un altro elemento che caratterizza il nuovo panorama sociale e culturale di molti Paesi, dove la migrazione è diventata un fenomeno strutturale, è il pluralismo religioso ed una componente fondamentale dell’universo religioso sono proprio i regimi dietetici: tutte le religioni, in tutti i tempi, hanno sempre sentito la necessità di elaborare delle regole, senza le quali il rapporto con il “divino” sarebbe precluso. I divieti alimentari, in particolare, definiscono frontiere culturali e rafforzano l’identità del gruppo.
L’alimentazione transculturale è oggi, quindi, una realtà, non solo per la presenza di molte persone straniere in Italia, ma anche per la diffusione dei cosiddetti ethnic food, alimenti originari di Paesi diversi dall’home market e che contribuiscono ad una cultura alimentare diversa dalla tradizione del Paese ospitante.

Negli anni dei primi flussi migratori in Italia (anni ‘80), questi “nuovi” alimenti erano disponibili solo in pochi mercati rionali o in piccoli negozi specializzati ed erano soprattutto le persone immigrate che provvedevano ad un’alimentazione tradizionale della comunità di appartenenza, portando nei loro viaggi (o facendosi inviare dai familiari rimasti nel Paese di origine) ingredienti importanti, come cereali, legumi, salse e spezie.
Successivamente, con l’intensificarsi dei fenomeni migratori, con l’adattamento delle persone immigrate al nuovo contesto territoriale e l’instaurarsi di rapporti di integrazione (o meglio di interazione) tra comunità straniere e residenti italiani, i “nuovi” alimenti si sono notevolmente diffusi ed il prodotto “etnico” viene richiesto non solo dalla comunità di appartenenza, ma è apprezzato anche dalla comunità ospite, soprattutto nelle grandi città.

Il rapporto tra italiani e stranieri, al 2009, è di 1 a 14, ossia ogni 14 italiani vi è un cittadino immigrato, ma questo rapporto è destinato ad aumentare rapidamente nei prossimi anni: quella che si prefigura è quindi, una nuova Italia nella quale le persone immigrate portano insieme alle loro storie di vita e alle loro speranze, la loro identità, la loro cultura, i sapori e i colori delle loro abitudini alimentari.

A partire da una breve analisi teorica sulle dinamiche dei flussi migratori in Italia negli ultimi venti anni, sull’importanza del ruolo dell’alimentazione nel fenomeno migratorio e sulle problematiche relative ai “nuovi” alimenti, saranno descritti nel libro i modelli di consumo alimentare dei diversi Paesi, accompagnati da indicazioni sull’educazione alimentare nel rispetto delle tradizioni di origine.
Tale analisi sarà svolta descrivendo l’alimentazione sia per grandi aree geografiche (America Latina, Est Europa, Estremo Oriente, Nord Africa, Africa Centrale e Sub-Sahariana), che attraverso focus specifici sui Paesi con il più alto numero di presenze di persone immigrate nel territorio italiano.
Il libro consentirà a medici e professionisti di maturare conoscenze riguardanti gli approfondimenti teorici degli argomenti proposti, accompagnati da un’originalità didattica dovuta all’esposizione di esperienze direttamente svolte dagli autori.

Recensioni

City, 10 maggio 2010