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"Passione per il lavoro, cura della persona": su Città Nuova intervista alla Dr.ssa Concetta Mirisola

"Passione per il lavoro, cura della persona": su Città Nuova intervista alla Dr.ssa Concetta Mirisola

Nel cuore di Trastevere a Roma un istituto specializzato nella cura e accompagnamento degli italiani poveri e dei migranti. Nostra intervista al direttore generale Concetta Mirisola

Un lungo edificio bianco e giallo ocra nel cuore di Trastevere. È l’antico ospedale di San Gallicano fondato da papa Benedetto XIII nel 1725 per le patologie cutanee. Specializzazione d’eccellenza che nel 1854 riconobbe la prima cattedra di dermatologia. San Gallicano, secondo la tradizione, visse al tempo di Costantino: convertitosi al cristianesimo, si trasferì a Ostia e si occupò dell’assistenza dei malati. Dal Duemila le strutture cliniche e diagnostiche si sono trasferite nella più moderna sede di Mostacciano a Sud-Ovest di Roma. Oggi l’edificio di Trastevere è sede dell’Inmp, l’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà. Dal 2011 direttore generale è la dott.ssa Concetta Mirisola, una donna appassionata del suo lavoro, abituata a lavorare fino a tarda sera.
 
Che tipo di persone avete in cura?
«Il nostro istituto è aperto a tutti, ma seguiamo in particolare le fasce più povere della popolazione italiana e i migranti».
 
Riscontra nei migranti la speranza di una vita migliore?
«Sono persone in condizioni di disagio con una grande speranza di integrazione e voglia di andare avanti, nonostante tutto quello che hanno vissuto. Hanno abbandonato la loro terra a causa di guerre, povertà, persecuzioni politiche. Incontriamo persone con storie di violenza subita, anche minori e donne che hanno sofferto grandi atrocità».

Seguite anche gli immigrati irregolari?
«L’articolo 32 della Costituzione sancisce il diritto alla tutela della salute come diritto della persona, a prescindere dalla sua posizione giuridica e sociale. A maggior ragione, questo vale per il nostro istituto che è per sua mission aperto a tutti».

È un laboratorio per un futuro multiculturale?
«Abbiamo 29 mediatori transculturali provenienti da 19 Paesi, che parlano 30 lingue. La possibilità di incontrare persone che comprendano la tua lingua, raccontare ciò che si è vissuto, trovare sempre una porta aperta è molto importante. Il nostro è un approccio di tipo olistico, orientato alla persona, motivo per il quale l’istituto è diventato un punto di riferimento sia per gli italiani che per gli stranieri».

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